jeudi, novembre 16, 2006



Metta una firma qui

La punta della biro incoccia sul foglio di carta. Compie da subito una piroetta e poi giù dritta fino in fondo: la "G" è fatta. Torna in superficie, un piccolo salto seguito da un giro completo su se stessa a cui aggiunge un percorso segmentato per la "r". Si prepara a un'altra "g", questa volta minuscola, per poi ripetere il salto della "i" e il giro della "o".

Saluta per un istante il foglio per poi rimpattare di nuovo su di esso e ricominciare da dove era partita: la "G". Un movimento vorticoso e via con la "a"; avanti, no indietro, no di nuovo avanti per una semplice "s". Alla "p" si avvertono già i primi segni di cedimento; di qui in poi una linea unica sovrastata da due timidi puntini.

In meno di tre mesi ho sperperato firme ovunque. Carte differenti, documenti più o meno importanti, penne solitamente nere.
Non voglio esprimere il mio pensiero sull'incomprensibile mondo della burocrazia che di giorno in giorno, forse senza che possiamo rendercene conto, ci sta divorando a piccoli morsi. Vorrei soffermarmi sul gesto della firma.
La firma è una garanzia, o almeno così è intesa da tutti. Ma se ci pensiamo bene non è altro che uno scarabocchio che di per sè non ha la minima dignità.

Eppure dal celebre "Contratto con gli Italiani" dell'indimenticabile Silvio alla mia ultima firma posta giusto oggi sulla tessera di un negozio di materiali d'architettura per ricevere eventuali sconti, la "signature", come la chiamano da queste parti, ha la sua valenza di autorevolezza, di ufficialità.
Micro-tecnologie, viaggi interplanetari, abbattimento della barriera del suono. Però poi alla fine quello che conta è un ideogramma impresso con dell'inchiostro su un pezzo di carta, qualcosa di autenticamente primitivo e forse per questo intramontabile.

Da piccoli ci siamo tutti esaltati quando per la prima volta abbiamo messo la nostra firma su un documento più o meno impegnativo.
Ora mi accorgo che le mie firme cominciano a pesare come macigni, segnano delle tappe della mia vita. A questo non ero proprio preparato, ma non mi sono potuto esimere dal prendere in mano la penna e porre il mio marchio, una sorta di espressione leggibile del mio DNA.

Comunque ora non ne posso davvero più di combattere quella bestiaccia che è la burocrazia, mi auguro che per un po' mi lasci in pace.

Sono disposto a firmare carte false, se necessario.

Giorgio Gasparini

Sipario...

2 Comments:

Anonymous Anonyme said...

Se il mio giudizio a riguardo è ben accetto e credo che lo sia...

Gran bel post. Si Gaspa. Complimenti!

Guglie

19:46  
Blogger Rufus in fabula said...

Solo da questo post mi accorgo che potresti essere il signor G (che non era uno qualunque). Quello che mi piace di ogni firma è la sua storia, ovunque segnata dalla ricerca di una dignità estetica; riguardando tra le vecchie firme si vede l'evoluzione, una maiuscola che si fa più netta e decisa, una curva più fluida eccetera eccetera

16:12  

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